4 novembre: ecco il testo integrale dell'intervento del Sindaco
Pubblicata il 06/11/2026
Cari Cittadini,
Don Giuseppe,
Comandante Spagnolo,
Consiglieri, Assessori, Presidente del Consiglio,
la Dirigente Scolastica, i Docenti,
e soprattutto voi, cari ragazzi, che oggi con la vostra presenza date il senso più bello e più vero a questa giornata.
A tutti voi rivolgo il mio saluto nella ricorrenza dell’Unità Nazionale e della Giornata delle Forze Armate.
Quella di oggi è una data che unisce memoria e identità.
È la giornata in cui l’Italia ricorda la conclusione della Prima Guerra Mondiale e, con essa, il compimento della propria unità nazionale.
Ma soprattutto è la giornata in cui rinnoviamo il nostro ringraziamento a coloro che, in ogni tempo, hanno servito la Patria con onore, sacrificio e abnegazione, anche fino alla perdita della vita.
Il 4 novembre 1918 terminava la Grande Guerra.
Fu la fine di un conflitto sanguinoso, ma anche il punto di partenza per la costruzione di una nazione unita.
Tra quelle vite spezzate vi furono migliaia di giovani, semplici soldati, contadini, operai, studenti poco più grandi di voi — che affrontarono la sofferenza per garantire un futuro migliore ai loro figli ed a noi tutti.
A loro, e al Milite Ignoto, va oggi la nostra riconoscenza più profonda.
Nel loro sacrificio c’è la radice della nostra libertà.
Ma la memoria nazionale si intreccia, oggi più che mai, con la memoria della nostra comunità torrettese.
Anche Torretta ha pagato un tributo di sangue altissimo.
Ben 52 torrettesi caddero durante la Prima Guerra Mondiale.
Tra loro il sottotenente e maestro Domenico Miceli, uomo di cultura ed educatore, che lasciò la scuola, i suoi alunni e la famiglia per rispondere alla chiamata del dovere, cadendo a soli 31 anni.
E ancora, nella Seconda Guerra Mondiale, 34 torrettesi partirono per i vari fronti.
Molti non tornarono, come il tenente Rosario Mutolo, giovane musicista, morto in Albania, e Salvatore Mutolo, pilota, caduto nel mare di Pantelleria.
In loro vive la fierezza di Torretta.
Sono nomi che devono risuonare nelle nostre scuole, perché, come diceva Cicerone, “la vita dei morti sta nella memoria dei vivi”. E la memoria dà radici al futuro.
Mentre ricordiamo coloro che sono caduti difendendo i confini della Patria, non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi è caduto difendendo la nostra democrazia e la nostra libertà all'interno dei nostri stessi confini: voglio ricordare i martiri della lotta alla mafia.
C'è un legame indissolubile tra il valore civile del 4 novembre e il sacrificio di chi ha perso la vita per mano mafiosa difendendo la nostra democrazia e la nostra libertà.
Il nostro pensiero deferente va a giganti della giustizia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a magistrati coraggiosi come Cesare Terranova e il giudice ragazzino Rosario Livatino.
Accanto a loro ricordiamo i tantissimi militari, gli uomini delle scorte, le forze dell'ordine e i semplici cittadini civili che hanno detto no alla prevaricazione e all'omertà.
Ma oggi, davanti ai vostri occhi, cari ragazzi, voglio ricordare le vittime più innocenti, quelle che smentiscono il falso mito che la mafia abbia mai avuto un codice d'onore.
Parlo del piccolo Giuseppe Di Matteo, strappato alla vita e sciolto nell'acido a soli 14 anni, e del piccolo Claudio Domino, barbaramente ucciso a soli 11 anni, esattamente l'età di molti di voi che mi state ascoltando.
Loro sono morti per la nostra libertà.
Ricordarli ci impone un profondo senso civico: la libertà non è una conquista acquisita una volta per tutte, ma è un bene prezioso che si conserva e si conquista ogni giorno attraverso i nostri piccoli gesti quotidiani, rifiutando la prepotenza, scegliendo sempre la legalità e la trasparenza.
Eppure, la cronaca ci impone di guardare anche alle tragedie internazionali del presente.
Proprio nei giorni scorsi, il nostro Paese è stato colpito da un dolore immenso. In Bosnia-Erzegovina, a causa del tragico schianto di un elicottero militare, hanno perso la vita quattro nostri connazionali impegnati in una missione di pace: i sergenti dell'Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, e due operatori del Corpo Militare della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci.
Questa tragedia ci ricorda, in modo drammatico, quanto sia alto il prezzo che il nostro paese e le nostre Forze Armate stanno pagano per difendere la pace.
Una pace minacciata in troppi angoli del mondo: dalla devastante guerra in Ucraina, dove si consuma il martirio di una generazione di giovani russi e ucraini, al Medio Oriente e a Gaza, dove l’odio ha accecato la vita stessa.
Cari ragazzi, la difesa della comunità, della patria, della libertà della democrazia si fa anche qui, ogni giorno, senza armi.
Voglio ricordare con forza il valore straordinario del Servizio Civile Universale e di tutti i servizi resi quotidianamente ai cittadini.
Penso ai nostri giovani che dedicano un anno della loro vita agli anziani, alla tutela dell'ambiente.
Questo è l'alto valore civile del servizio: prendersi cura degli altri e del proprio vicino.
Se vogliamo onorare i caduti, dobbiamo combattere le guerre silenziose che minano le nostre strade: la microcriminalità, gli atti di vandalismo, la piaga della droga e l'atroce violenza contro le donne.
Cari ragazzi: voi siete il nostro futuro voi siete il futuro dell’Italia.
Difendere la vostra comunità, la vostra patria per voi significa studiare, rispettare i vostri compagni, dire no ad ogni forma di bullismo e violenza.
La legalità nasce sui vostri banchi di scuola ed è custodita ogni giorno grazie al lavoro prezioso dei vostri insegnanti e della vostra Dirigente accompagnata dallo sguardo vigile dei vostri genitori e delle vostre famiglie.
Un ringraziamento profondo va alle Forze Armate italiane e a tutti gli operatori civili che servono il Paese con grande professionalità.
Cari cittadini, ricordare significa assumere la responsabilità del presente per costruire un Paese più giusto, più unito, più umano.
Nel silenzio che tra poco osserveremo, lasciamo che il pensiero corra ai nostri soldati torrettesi, ai quattro ragazzi caduti in Bosnia, a Falcone, Borsellino, Livatino, ai piccoli Giuseppe e Claudio e a tutte le vittime dei conflitti di oggi, visibili e silenziosi.
A loro va la nostra memoria e il nostro impegno.
Infine, proprio per dare continuità a questo legame profondo con le nostre radici umane e istituzionali, al termine di questa cerimonia ci recheremo insieme presso il nostro cimitero comunale. Sarà un momento solenne per rendere omaggio e ricordare i Sindaci che con devozione hanno servito il nostro paese, Pino Caruso e il Dott. Tommaso Marasà, oltre ai nostri indimenticati parroci, Mons. Gioacchino Guccione e Padre Tommaso D'Amico, che riposano nella nostra terra. Le loro vite e il loro servizio rimangono pilastri della memoria civile e spirituale di Torretta.
Viva le Forze Armate.
Viva il Servizio Civile e l'impegno civile.
Viva la Repubblica.
Viva l’Italia.
Viva Torretta.
